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IL LIBRO

IN SINTESI

Stefano ha ventisei anni, è appena tornato da uno dei viaggi che gli hanno permesso di girare l’Europa. Ha finito di studiare, non ha un lavoro, non ha una donna, non ha un luogo che possa chiamare casa. Ha solo questa domanda fissa in testa: «E adesso cosa fai?», la domanda che tutti gli rivolgono, e a cui lui non sa cosa rispondere. Comincia così a ripercorrere la sua vita: gli entusiasmanti anni universitari di Nizza, la scoperta dell’Erasmus e della Generazione E, le donne e gli amici che lo hanno accompagnato nella sua crescita, le difficoltà al suo ingresso nel mondo del lavoro.

OMAGGIO PER I LETTORI: ECCO LE PRIME PAGINE DEL LIBRO 

 

Il vecchio telefonino appoggiato sulla mensola si illumina, inizia a vibrare, a squillare.

Sul display luminoso appare un nome…

 

« e adesso cosa fai? »  mi dice.

 

   PROLOGO

  

La maggior parte delle persone che conosco sono treni che corrono lenti su binari bloccati. Sfrecciano su rotaie sicure.

Sanno che esistono stazioni che non hanno mai visto, scambi che potrebbero essere sbloccati, potrebbero di colpo cambiare il paesaggio, potrebbero far assaporare quel brivido ormai dimenticato di nuove avventure, ma fingono di non guardarli; e se li guardano, lo fanno con malinconia.

Si celano dietro a sicurezze di burro, figlie della paura, figlie di un mondo in cui l’importante é avere un alibi che giustifichi il fallimento.

Hanno dei sogni che non inseguono, delle mogli che non amano, degli amici che non tollerano…

O forse hanno semplicemente capito.

Capito come si deve stare al mondo, capito che i rimpianti sono solo piccoli aghi che conficcano il cuore in tristi serate invernali, che i valori esistono solo sui libri o nei film, che se sei un treno che viaggia su rotaie sicure non c’é bisogno di guardarsi intorno.

 

Il mio treno, invece, ha sempre cercato in ogni scambio di capire quale fosse il binario giusto, quale stazione fosse migliore di quell’altra, quali rotaie mi avrebbero portato alla felicità.

Il mio viaggio fin qui é pieno di continue sterzate, di rallentamenti, di accelerazioni improvvise, di cieli sempre diversi, passeggeri sempre diversi, volti sconosciuti, cibi sconosciuti, odori nuovi…

 

Ma una Stazione si ripresenta di continuo.

 

Si dice sia frequentata da treni particolari, che partono e arrivano lì, tutti i giorni, senza fermate intermedie. Attraverso tanti percorsi diversi che però, alla fine, riportano sempre lì.

Una Stazione che conoscevo bene, ma che conosco sempre meno, una Stazione dove i volti conosciuti diminuiscono a ogni viaggio, una Stazione dove cerco di stare il meno possibile, perché a quanto pare non succede mai nulla.

Un luogo dove tutti sono bramosi di sapere come sono le altre stazioni, ma solo pochi desiderano scoprirlo veramente, rischiando.

E allora ogni volta che torno in questa Stazione sono assalito dalle loro curiosità, ma soprattutto da una domanda, sempre quella, sempre presente, quasi ossessiva, una domanda alla quale non so mai cosa rispondere…

 

 « e adesso cosa fai? »

 

 

PARTE PRIMA

NIZZA 

   

                                            Scusi, dato che sono povero,

           quanto costa la seconda consumazione?

 

Juri R.

 

   

1 

 

La Baie des Anges é uno dei posti più belli che abbia mai visto. Adesso che ci passeggio mi sento quasi un estraneo, non riconosco più quei sassi un tempo cosi familiari, quella luna che illuminava le nostre feste, i flirt, le bevute, le canne, le chitarre, i discorsi fini a se stessi, i sogni che cambiavano al cambiar delle onde.

Sono passati sette anni da quando arrivai qui, impaurito e sicuro, curioso e spaventato, speranzoso e incerto.

 

Ho sempre pensato che la condizione del turista sia quella di un illuso: pensa di conoscere un posto solo perché l’ha visto, ma sarebbe come pensare di aver letto un libro solo perché se ne é vista la copertina. E allora anche stasera che tristezza vedere lo stupore che provano trovandosi di fronte al Negresco, alla cascata, a Place Massena illuminata per il Natale. Che tristezza vedere la faccia compiaciuta di chi pensa di averne visto la bellezza. No, non potete averla vista, avete visto solo l’involucro, non avete colto l’anima.

Ed ora che sono  tre anni che non vivo più qui non riesco a vederla neanche io, e allora un groppo mi sale su per lo stomaco e mi inquieta.

Come quando ripensi ad una ragazza che hai perso, a un amico che non senti più, e allora ricordi quanto era bello quando li “vivevi”.

 

Riprendo la macchina mangiando un bel kebab, di quelli fatti nella galette, che quando lo mordi senti tutto il gusto della carne bruciacchiata.

«É da orgasmo delle papille gustative!» sentii dire una notte da un euforico maghrebino, che aveva tutta l’aria di aver passato una bella serata, ma sembrava essere vicino ad un pessimo risveglio.

Non saprei dare definizione migliore!

 Accendo una sigaretta e riprendo la strada per tornare a casa. Sorrido, sorrido, e sorrido sempre di più, perché i ricordi tornano intensi, a quando qui era la mia casa, la mia vita, la mia età più bella. Quando Nizza potevo dire di conoscerla!

I suoi profumi erano intensi e familiari,  mi muovevo con passo sicuro, ero protetto, non poteva tradirmi, poteva solo regalarmi emozioni che valgono il prezzo del biglietto di una vita.

 

E allora non posso fare a meno di pensare a Lei.

Da quanto tempo non mi capitava? Non molto! Purtroppo o per fortuna é sempre li che mi tiene compagnia. Quante volte mi son chiesto cosa starà facendo? Dove sarà? Mi penserà? Sarà single? Starà con qualcuno? Ma mai ho avuto il coraggio di scoprirlo.

 

Da quando ho lasciato Nizza la mia vita é diventata una pallina da flipper. Non che prima amassi la monotonia, ma almeno da settembre a giugno sapevo dove dovevo stare!

E adesso che sono in macchina e sento ancora addosso il profumo di questa donna e di quel letto che non rivedrò più, anche se lei ancora non lo sa, sono anche stanco, stanco di passare da lenzuola sempre diverse, a contatto con corpi che non riescono più a farmi provare emozioni con la E maiuscola. Stanco di avere una vita a puzzle, di avere sparsi qua e là nel tempo e nei luoghi amici che hanno condiviso solo una piccola parte di me.

Francesca non lo sa che sto per sparire, che il suo amore mi ha spaventato, che non sono maturo. E’ solo l’ennesima preda, l’ennesima storia di qualche giorno, qualche ora, qualche sensazione. La conosco da cosi poco, ma parla di stare insieme, di vederci più spesso… e già ne sono stufo, si, stufo, perché neanche lei é Lei.

Potrei inventare un sacco di scuse per liberarmene, come: esco da una storia di tre anni con una tipa, non mi voglio sentire legato… ma poi Elio e le Storie Tese mi farebbero causa per plagio! Le dirò qualcosa, ma come? Se poi la faccio soffrire? Se poi va da qualche cartomante a farmi fare il malocchio?

Mamma che casino, non so neanche se chieder consiglio a qualcuno, tanto finito di spiegargli come é andata con lei so già cosa mi chiedono… 

Ma non lo voglio, non voglio quella domanda che odio.

 

«e adesso cosa fai?»