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Andrea Marrone, www.andreamarrone.com

Che succede dopo la migliore estate nella vita di uno studente? Quella in cui non ci sono compiti delle vacanze e che prelude all’università. Lui sceglie di far parte della “generazione E”, quei ragazzi che, tramite il programma Erasmus, vanno a studiare nelle università estere. E con lo studio viene l’amore, anzi, gli amori. E anche le amicizie e poi, alla fine, il lavoro e le delusioni di un mondo più duro e difficile di come lo si era immaginato.

Un libro pieno di incontri, città, sentimenti e sogni. la storia di un diventare adulti protratto per gli anni universitari, della ricerca dell’amore perfetto a cui il protagonista girerà intorno per anni prima di accettarne le implicazioni e le responsabilità.

Mentelocale, Marianna Norese 28/07/08

Generazione Erasmus, ovvero quella generazione di ragazzi che vanno a studiare all’estero, lasciando casa, famiglia, amici, vecchie abitudini per buttarsi in un’esperienza nuova che di certo segnerà la propria crescita in modo indelebile. Magari partendo da un piccolo paesino, come accade a Stefano, il protagonista del romanzo di Davide Faraldi (Generazione Erasmus, Aliberti Editore, pp. 174, 15 Eu) per finire fra le strade di una città straniera, tirando fuori non solo l’entusiasmo di vivere un anno diverso, partendo da zero, ma anche il coraggio di inseguire i propri sogni e il proprio treno: ho sempre cercato in ogni scambio di capire quale fosse il binario giusto, afferma infatti Stefano nel prologo.

Se vi hanno parlato dell’Erasmus come di un anno perso dietro a feste sulla spiaggia e sbornie memorabili forse vi siete persi un passaggio: «L’immagine è sempre quella dello studente che non combina niente. In realtà questo libro cerca di rivalutare la nostra generazione, mettendo in luce quanto questa esperienza aiuti a crescere e ad imparare a studiare e lavorare divertendosi», spiega l’autore. In breve, la parte degli eccessi e del puro divertimento c’è ed è quella che viene subito a galla nei racconti di chi torna a casa, ma c’è tutta una parte importante che rimane nel privato di chi quella esperienza l’ha vissuta sulla propria pelle.

La storia di Stefano scorre via veloce tra i ricordi universitari e le prime scelte importanti che la vita gli pone davanti. Tutto ruota intorno alla fatidica domanda: E adesso cosa fai? Il quesito in assoluto più spinoso a cui trovare la giusta risposta. «È la prima cosa che le persone che non incontri da un po’ di tempo ti chiedono. Mentre tu stai pensando alla risposta, che tu stesso ti sei rivolto un milione di volte, senti il tempo che sta per scadere, come in un gioco a quiz». Il linguaggio è semplice e fresco, ricco di termini gergali, e porta il lettore veloce verso l’epilogo e l’agognata risposta.

Al mio dubbio se il libro non si rivolga in modo troppo esclusivo ai diretti interessati (studenti tornati dall’Erasmus che si rispecchiano nella vicenda di Stefano o magari in procinto di partire e curiosi di saperne di più) Davide mi risponde che in realtà molti sono gli adulti ad avere apprezzato il libro: «Alcuni genitori mi hanno ringraziato: Mi hai fatto conoscere meglio mio figlio. In altri questa storia ha riacceso il ricordo della gioventù: Anche noi negli anni 70 abbiamo vissuto un’esperienza simile, i tempi erano diversi ma lo spirito è sempre quello».

Se lo stile è leggero, gli spunti di riflessione sparsi tra le pagine hanno tutt’altro peso: «La nostra generazione in tv è rappresentata dalle veline, dai calciatori e dal Grande Fratello. Quello che vuole passare invece dal libro è un messaggio che dia uno stimolo ai giovani a non vendersi e a non abbattersi di fronte alle difficoltà. È importante continuare a credere nei propri principi, senza dimenticarsi di trovare il lato ironico e piacevole delle cose, anche quando la situazione sembra disperata, senza prendersi troppo sul serio». 

Recensione blog tuttoquellochemipiace 01/05/2008 - 19:11

Generazione Erasmus: e adesso cosa fai? di Davide Faraldi    

Quando ho comprato questo libro mi sono detto: “se lo compro mi faccio del male da solo” , la mia amica Sam che era con me può confermare…e così è stato! non mi sono fatto del male perchè il libro è brutto…anzi…è che già dal titolo ho capito che da una parte parlava di me, ossia di uno studente universitario a fine carriera scolastica (se Dio vuole) a cui tutti fanno questa cavolo di domanda:e adesso cosa fai? …e io rispondo sempre…Boh…so una sega cosa faccio! Fo 3 lavori mentre studio…non è che posso stare a pensare cosa faccio una volta che mi laureo…prima fatemici arrivare, poi si vedrà! E, sempre per tornare sul libro dall’altra parte parlava di ciò che mi sarebbe piaciuto essere…ossia uno studente Erasmus…peccato che quando m’ero deciso a partire ho trovato lavoro…il MIO lavoro, perchè è quello che amo fare…

Insomma, se siete studenti in crisi d’identità e vi volete fare del male, leggete questa opera prima di Davide Faraldi, libro ben scritto, che scorre benissimo e che racconta le gesta di uno studente (finalmente) normale, che ha le sue difficoltà (che tutti hanno) con gli esami, che si innamora…e che va alla ricerca di un lavoro che lo gratifichi…perchè la cosa bella è che…come dice lui alla fine: “perchè non so cosa succederà, non so cosa sarà della mia vita, non so cosa mi riserverà il domani, ma so che ora, in questo momento, se qualcuno mi chiedesse: e adesso cosa fai?, gli risponderei che mai nella vita son stato più sicuro di sapere adesso, cosa voglio fare.”

 

 

Recensione Campusweb

Tutti ci domandano “E adesso cosa fai?”

Ha 26 anni Stefano, il protagonista dell’ultimo libro di Davide Faraldi, ed è appena tornato da uno dei viaggi che gli hanno permesso di girare l’Europa. Ha finito di studiare, non ha un lavoro, non ha una donna, non ha un luogo che possa chiamare casa. Ha solo questa domanda fissa in testa: «E adesso cosa fai?», la domanda che tutti gli rivolgono, e a cui lui non sa cosa rispondere. Comincia così a ripercorrere la sua vita: gli entusiasmanti anni universitari di Nizza, la scoperta dell’Erasmus e della Generazione E, le donne e gli amici che lo hanno accompagnato nella sua crescita, le difficoltà al suo ingresso nel mondo del lavoro.
Riconoscere i passi percorsi da questo libro è una sensazione che solo gli universitari delle ultime generazioni possono permettersi. La curiosità di approfondire la conoscenza di un mondo sconosciuto, l’amicizia, la solidarietà, come il mettersi continuamente in gioco sono i passi di questa crescita. Un libro ricco di personaggi unici nel loro piccolo essere, divertente e piacevolmente malizioso e la lettura scivola via veloce e piacevole. Un libro con protagonisti ragazzi normali, ma non per questo meno simpatici, intelligenti e decisamente più accattivanti dei “prototipi” sempre problematici che ci offre la letteratura di oggi. “Lungo” 172 pagine, vale decisamente i 15 euro di spesa.

Giulio Gotti  -  29/04/2008

 

 

Recensione Milano Blog Nera, Luglio 2008

 

Generazione Erasmus, 

 

Aliberti, p. 172, € 15,00

Non siamo di fronte a un capolavoro ma a un libro scritto col cuore, sincero. Raccontala mia generazione, la stessa di tanti ragazzi che se ne sono andati all’estero con una borsa di studio Erasmus.Partono e quando (o se) tornano non sono più gli stessi.Dei disadattati. Posso dirloperché è successo anche a me e anche a Davide Faraldi, autore di questo romanzo. Ma c’è di più: con Davide abbiamo bevuto parecchie birre insieme, lì sulla Promenade des Anglais a Nizza dove tutti e due facevamo finta di studiare. Sono passati dieci anni da allora. Dentro è rimasta la nostalgia di quegli anni e lui l’ha raccontata fedelmente in questo libro: un po’ Moccia (eh purtroppo sì) e un po’ Holden. Ma che non potete perdere se anche voi fate parte della generazione Erasmus…

 

 

 

 

Recensione Tribuna Economica    

La meglio gioventù di Pezzali e Faraldi         

‘E adesso cosa fai?’, è la domanda che tutti rivolgono a Stefano, 26 anni, studi finiti e senza un lavoro. Solo che lui non sa cosa rispondere. Ha girato l’Europa, non ha una donna né l’dea di cosa fare della sua vita.

Davide Faraldi in ‘Generazione Erasmus’ (Aliberti Editore) analizza con simpatia e verità la situazione di molti giovani alle prese con la fine di un ciclo e l’inizio di un nuovo capitolo. Con tutte le incognite proprie dell’età e di una generazione. Il giovane protagonista capisce di aver lasciato aperto un capitolo della sua vita, un capitolo che non gli permette più di vivere serenamente: Lei. Che fine avrà fatto? Dove sarà finita? Per poter continuare il suo percorso, Stefano dovrà chiudere quel capitolo, per poter finalmente rispondere alla domanda che lo assilla e diventare adulto.

Esordio narrativo per Max Pazzali, cantautore pavese che ha fatto dell’amicizia, della birra, del flipper e delle moto un leit motiv dei suoi pezzi. Il mondo di Pezzali confluisce in ‘Per prendersi una vita’ (edito da Baldini Castoldi Dalai). Tre amici, ormai adulti, si ritrovano in occasione delle festa natalizie nella città di origine, e decidono di far scrivere ad Andrea, il protagonista (di professione giornalista), la storia del loro viaggio compiuto dopo gli esami di maturità, diretti in Inghilterra per un esclusivo concerto del loro idolo musicale.

Ma nel 1988 gli amici erano quattro, come gli assi del poker che si sono fatti tatuare ad Amsterdam. Nel 2008 i tre partono alla volta di Londra, ripercorrendo tutte le tappe del percorso di vent’anni prima: l’obiettivo è rendere omaggio ad Adamo, l’amico che dal Regno Unito non è mai tornato. Gli amici nascondono un segreto, che per tutta un’intera esistenza li terrà uniti: mantenerlo per tutto questo tempo ha significato ‘prendersi una vita’, non precludersi ogni occasione.

 

 

Intervista sul blog di Fiorella De Nicola 

Oggi, 23 aprile 2008, è la giornata mondiale del libro. Sia Shakespeare che Cervantes morirono quest’(in)fausto giorno. Se siete a Madrid e comprate un libro vi regalano una rosa.

Siccome siamo in rete e ci risulta scomodo regalare rose ai lettori, celebriamo la ricorrenza intervistando Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus, e adesso cosa fai? pubblicato da Aliberti.

Cominciamo dalle curiosità personali: quando, come e dove ti sei imbattuto per la prima volta nel progetto Erasmus?
Nel 1998, a Nizza, dove studiavo. Ero al primo anno di università e ho incontrato dei ragazzi italiani che stavano vivendo questa esperienza. Lì è cambiata la mia vita. Personalmente non sono mai stato un Erasmus ufficiale, nel senso che non ho mai avuto una borsa di studio per andare all’estero, ma durante la ricerca tesi per la laurea a Genova ho potuto trascorrere 9 mesi a Southampton nel 2003 come visitor (Erasmus senza borsa). In ogni caso durante tutto il percorso di studi ho frequentato gli erasmus che venivano a Nizza o che son stati a Southampton, ecco perché penso di conoscerli un po’…

Come definiresti l’esperienza dell’Erasmus?

Incredibile, formativa, educativa. Spesso quando si parla di Erasmus si parla solo di feste e divertimenti: sbagliatissimo! Non dico che non ci siano, anzi! Ma l’Erasmus è favoloso perché permette di crescere: ci si ritrova lontani da casa senza amici, senza famiglia, senza sapere di chi ci si possa fidare, senza un passato! E poi lingua nuova, posti nuovi, culture diverse… si scoprono i valori della solidarietà, della comunione, dell’amicizia, dell’interculturalità. E’ per quello che la ritengo fondamentale per la crescita di un giovane, ma a chi non se la sentisse consiglio almeno di andare a studiare fuori sede.
Come hai superato la sindrome del post Erasmus (ammesso che tu l’abbia superata)?
Ubriacandomi tutte le sere!!! No scherzo! Se si può dire che l’ho superata è stato forse consigliando a più persone possibili di vivere questa esperienza, sentendomi e vedendomi spesso con gli amici conosciuti in quel periodo e cercando di vivere nella quotidianità gli insegnamenti che ne son derivati. Ma non credo di avercela fatta!!
Com’è nato Generazione Erasmus?
Il libro è nato nel dicembre 2006, di getto. Una sera ho scritto prologo e parte della conclusione. Ero ossessionato da una domanda che a noi giovani che abbiamo una vita un po’ diversa viene posta spesso: e adesso cosa fai? Poi ho iniziato a scrivere qualche capitolo e a farlo leggere a persone che conoscevo appena: erano entusiaste. Allora ho preso coraggio e in due mesi l’ho finito, scrivendolo tutto di notte. Quando l’ho comunicato a parenti e amici erano increduli. Ma come biasimarli? D’altra parte è stato un parto inatteso anche per me.
Di che cosa parla il romanzo?
Il romanzo parla di Stefano.  Stefano ha ventisei anni, è appena tornato da uno dei viaggi che gli hanno permesso di girare l’Europa. Ha finito di studiare, non ha un lavoro, non ha una donna, non ha un luogo che possa chiamare casa. Ha solo questa domanda fissa in testa: «E adesso cosa fai?», la domanda che tutti gli rivolgono, e a cui lui non sa cosa rispondere.Comincia così a ripercorrere la sua vita: gli entusiasmanti anni universitari di Nizza, la scoperta dell’Erasmus e della Generazione E, le donne e gli amici che lo hanno accompagnato nella sua crescita, le difficoltà al suo ingresso nel mondo del lavoro. Capisce allora di aver lasciato aperto un capitolo della sua vita, un capitolo che non gli permette più di vivere serenamente: Lei.  Che fine avrà fatto? Dove sarà finita? Per poter continuare il suo percorso, Stefano dovrà chiudere quel capitolo, in un modo o nell’altro, per poter finalmente rispondere alla domanda che lo assilla.
Cosa ne pensi del trattamento che i media tradizionali riservano agli studenti Erasmus?
Una sera dopo aver seguito una puntata che parlava del delitto di Perugia e dei problemi sociali dei giovani scrissi a Matrix, il programma di Canale 5. Chiesi loro una cosa: perché continuate a parlare di problemi dei giovani tra anziani? Perché non provate a chiedere a loro? Purtroppo in Italia gli unici giovani che hanno spazio tra i media sono calciatori, tronisti, grandifratellini… Quando i media parlano di Erasmus intendono canne, birre, feste…. Mi piacerebbe riabilitare un po’ questa generazione così bistrattata, perché secondo me è ricca di valori. E’ per questo che spero il libro sia letto anche da tanti adulti.
Quanto ha condizionato l’Erasmus la tua vita ‘successiva’?
Tantissimo. Non si può non essere condizionati da un’esperienza del genere. Ti apre la mente, ti permette di ragionare in maniera più completa, ti forma.
A chi consigli la lettura del tuo libro?
Finora ha avuto ottimi riscontri dalle persone più diverse. Ritengo che i giovani tra i 16 e i 35 anni possano trovarlo interessante perché si sentono coinvolti, mentre gli adulti possono ritrovarci se stessi da giovani o i loro figli. Comunque non posso che consigliarlo a tutti, no?
 

 

 

La Stampa 04/04/08